Giunti alla quarta ed ultima fase del progetto Terre Vulnerabili - a growing exhibition -  presso Hangar Bicocca si iniziano a trarre le prime considerazioni di quello che è stato sicuramente un progetto impegnativo ed innovativo. Partite il 21 Ottobre 2010, grazie a Chiara Bertola e curato con Andrea Lissoni, le mostre che si sono susseguite  hanno preso man mano forma attraverso vari incontri tra gli artisti coinvolti, ciascuno dei quali ha modulato il proprio lavoro accordandolo a quello degli altri - sia nella modalità di esposizione - quattro mostre per un periodo di nove mesi, in quattro fasi come quelle lunari per un totale di trentuno artisti internazionali ed altrettante opere che sono via via cresciute e si sono modificate negli spazi. Il titolo della quarta fase di Terre Vulnerabili, L’anello più debole della catena è anche il più forte perché può romperla, rappresenta forse la dichiarazione più potente e significativa rispetto all’intento del progetto. La vulnerabilità è anche forza, non bisogna temerla, ma assecondarla e accettarla. “Le catene rappresentano anche una struttura dinamica - dice Chiara Bertola - che conduce alla produzione di forme e di lavoro; all’interno del ciclo (o del processo) rappresentato da una catena, esiste sempre un anello debole (non allineato) che alla fine può rivelarsi come il più forte perché rompe uno schema di comportamenti prevedibile diventando così il più “creativo”. L’anello “difettoso” interrompe un ingranaggio e rompe dunque la normale successione delle azioni”. 
Un progetto sempre in evoluzione, germinativo e organico, come è stato sin dagli esordi nelle intenzioni dei curatori e degli stessi artisti, che si è sviluppato nel tempo della sua lunga vita espositiva, permettendo al pubblico di prendersene cura e agli artisti di continuare a crescerlo e nutrirlo. L’idea di partenza è stata che l’opera di ogni artista non si cristallizzasse una volta aperta la singola mostra, ma continuasse a crescere e a evolversi per l’intera durata del progetto con aggiunte, correzioni, dialoghi con gli altri artisti invitati e con il pubblico.
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Photo credit¬
COURTESY Fondazione Hangar Bicocca
© Agostino Osio
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Giunti alla quarta ed ultima fase del progetto Terre Vulnerabili - a growing exhibition - presso Hangar Bicocca si iniziano a trarre le prime considerazioni di quello che è stato sicuramente un progetto impegnativo ed innovativo. Partite il 21 Ottobre 2010, grazie a Chiara Bertola e curato con Andrea Lissoni, le mostre che si sono susseguite hanno preso man mano forma attraverso vari incontri tra gli artisti coinvolti, ciascuno dei quali ha modulato il proprio lavoro accordandolo a quello degli altri - sia nella modalità di esposizione - quattro mostre per un periodo di nove mesi, in quattro fasi come quelle lunari per un totale di trentuno artisti internazionali ed altrettante opere che sono via via cresciute e si sono modificate negli spazi.

Il titolo della quarta fase di Terre Vulnerabili, L’anello più debole della catena è anche il più forte perché può romperla, rappresenta forse la dichiarazione più potente e significativa rispetto all’intento del progetto. La vulnerabilità è anche forza, non bisogna temerla, ma assecondarla e accettarla. “Le catene rappresentano anche una struttura dinamica - dice Chiara Bertola - che conduce alla produzione di forme e di lavoro; all’interno del ciclo (o del processo) rappresentato da una catena, esiste sempre un anello debole (non allineato) che alla fine può rivelarsi come il più forte perché rompe uno schema di comportamenti prevedibile diventando così il più “creativo”. L’anello “difettoso” interrompe un ingranaggio e rompe dunque la normale successione delle azioni”.
Un progetto sempre in evoluzione, germinativo e organico, come è stato sin dagli esordi nelle intenzioni dei curatori e degli stessi artisti, che si è sviluppato nel tempo della sua lunga vita espositiva, permettendo al pubblico di prendersene cura e agli artisti di continuare a crescerlo e nutrirlo. L’idea di partenza è stata che l’opera di ogni artista non si cristallizzasse una volta aperta la singola mostra, ma continuasse a crescere e a evolversi per l’intera durata del progetto con aggiunte, correzioni, dialoghi con gli altri artisti invitati e con il pubblico.

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COURTESY Fondazione Hangar Bicocca
© Agostino Osio